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Maria Luisa Nave una voce da non dimenticare – Il Faustino

Maria Luisa Nave una voce da non dimenticare

Sul sito “L’opera lirica felice”, Rosario Calcagno ha scritto: “Non trovo notizie biografiche sul mezzosoprano Maria Luisa Nave”. Ed ha aggiunto “Bella voce di colore bronzeo”.

Anche in altre parti del sito ho trovato apprezzamenti entusiastici per la voce di questa cantante, di cui, in verità, è difficile reperire informazioni biografiche.

Su YouTube, ci sono alcuni brani lirici da lei interpretati. Due in particolare assai significativi, tratti dalla “Favorita” di Donizetti, dove Maria Luisa Nave canta con Pavarotti. Si tratta di una registrazione dal vivo fatta negli Stati Uniti, al “San Francisco Opera”, nel 1973. Il cast comprendeva, oltre a Pavarotti e Maria Luisa Nave, anche Renato Bruson e Bonaldo Giaiotti. Direttore era Felice Cillario, un maestro storico per il teatro lirico. Un allestimento quindi di prestigio.

I due brani posti su YouTube durano complessivamente oltre mezz’ora, un test quindi sufficiente per documentare la qualità della voce di Maria Luisa Nave, in quel periodo.

E i commenti sono molto favorevoli. Va tenuto presente che, allora, anni Settanta del secolo scorso, in attività c’erano mezzosoprani di grande valore, come Fiorenza Cossotto, Fedora Barbieri, Lucia Valentini Terrani, Christa Ludwig, Marylin Horne, Teresa Berganza, Shirley Verrett eccetera. Pavarotti era già un divo luminoso, soprattutto in America.

1La scelta quindi fatta dai dirigenti del Teatro di San Francisco di affidare il ruolo di partner di Pavarotti a Maria Luisa Nave in quell’opera di Donizetti, era stata certamente ben valutata e giudicata in base alla straordinaria bravura del mezzosoprano.

Infatti, Maria Luisa Nave era, allora, una giovane cantante lirica molto interessante e apprezzata. Anzi, si può ben dire che era bravissima.

Poco pubblicizzata, essendo di indole riservata e schiva, ma oggettivamente ottima. E se ne accorgono coloro che, a distanza di tanto tempo, ascoltano qualche sua interpretazione registrata.

Ho conosciuto Maria Luisa Nave in quegli anni.

L’ho ascoltata al Regio di Parma, nel 1969, nel ruolo di Santuzza nella “Cavalleria rusticana” di Mascagni. E ancora all’Arena di Verona nel 1971, Amneris dell’ ”Aida” di Verdi. E anche alla Fenice di Venezia nel 1972, nel ruolo di Marina Mniszech nel “Boris Godunov” di Mussorgsky..

L’ho intervistata nel 1973 (trovate la foto del mio articolo nell’apertura di questo post).

Tornava da Vienna dove, allo Staatsoper, aveva avuto un autentico trionfo nella “Cavalleria rusticana”. Karl Lobl, critico del quotidiano viennese “Neuer Kurier”, considerato burbero, esigente e incontentabile, aveva scritto su Maria Luisa Nave: “Nel mondo della lirica è nata una nuova grande stella”.

E, a giustificazione di quel suo straordinario giudizio, aveva aggiunto:

2“La sua è stata un’interpretazione impeccabile: pieno impiego di mezzi, espressione intensa, personalità, impostazione sicura della voce, bella presenza, capacità di adattamento, piacevole ir¬radiazione, credibilità”.

Un giudizio straordinario, e tenendo conto, come ho detto, che Lobl era veramente esigente, un giudizio da incorniciare.

Un altro trionfo, in quel periodo, Maria Luisa Nave lo aveva riportato a Filadelfia nel “Trovatore”.

Ricordo che era una persona molto simpatica e gentile. Ma, come ho detto, riservata. Non facile a parlare di se stessa e della sua professione.

Dalla lunga intervista che pubblicai allora sul settimanale “Gente”, ricavo che era nata a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, e che la sua famiglia si era poi trasferita a Padova. Maria Luisa era appassionati di canto fin da bambina. Aveva studiato pianoforte al ”Pollini” di Padova e poi canto al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia.

E aveva anche conseguito una specializzazione in canto gregoriano alla “Fondazione Giorgio Cini” di Venezia, dove era stata premiata con una medaglia d’oro.

La sua preparazione musicale era quindi di primissimo piano.

Dotata di una potenza rilevante, con un timbro caldo e cupo, tipico del mezzosoprano, e una notevole estensione da permetterle di interpretare parti riservate al soprano, Maria Luisa aveva tutti i numeri per diventare una cantante da fare storia.

La persona che ne era convinta e che contribuì alla formazione di quella voce, fu Giulietta Simionato, la grande e singolare artista che, con la sua straordinaria arte interpretativa aveva fatto piangere perfino Toscanini.

3<<La Simionato era il mio idolo>>, mi raccontò Maria Luisa Nave. <<Faticai molto a incontrarla. Aveva abbondonato il teatro e si era sposata con il professor Frugoni. Non voleva più avere niente a che fare con il mondo lirico e non voleva assolutamente ricevermi. Lo fece dopo lunghe insistenze da parte mia, e nacque subito una grande intesa. Divenne la mia insegnante e sotto la sua guida iniziai una carriera di grandissime soddisfazioni. Lei si è preoccupata soprattutto di insegnarmi a stare sulla scena, a “interpretare” il personaggio da un punto di vista teatrale. E credo che questa sia diventata la mia caratteristica principale>>.

Sotto la guida della Simionato, Maria Luisa Nave preparò in quegli anni alcune opere che riscossero grande entusiasmo sia da parte del pubblico come da parte della critica, in particolare una “Cenerentola” al Teatro Regio di Parma, nel 1974.

La carriera di questa artista proseguì in Italia e all’estero.

Non so quando abbia deciso di ritirarsi, perché, come giornalista non ebbi più occasione di interessarmi di lei.

Seguendo la sua indole riservata, ritirandosi dalle scene, probabilmente scelse di vivere lontana dal mondo artistico.

Peccato però che ci si dimentichi della sua arte, che fu veramente di notevole bellezza.

Renzo Allegri

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