Natuzza Evolo, la donna che parlava con i morti

E’ uscito un nuovo libro su Natuzza Evolo, la mistica calabrese, di cui è in corso il processo di beatificazione.

Nata a Paravati, in provincia di Vibo Valentia nel 1924, è morta nel 2009. Proveniva da una famiglia poverissima, tanto che non potè frequentare nessuna scuola rimanendo analfabeta. Visse povera, sposò un falegname povero e fu mamma di cinque figli. Ma ebbe una esistenza densa di esperienze mistiche. Non di quelle intellettuali, comprensibili solo agli studiosi di carismi, ma esperienze fisiche, concrete, e tra le più sconvolgenti che si possano immaginare. Natuzza vedeva le persone che erano morte. Le vedeva come se fossero ancora vive. E questo fenomeno cominciò a manifestarsi in lei quando era ancora una bambina. Si spaventava, fuggiva piangendo, ma le persone morte la inseguivano chiedendole favori, preghiere, incaricandola di portare messaggi ai loro cari in vita. Finì per abituarsi a quel situazione che si ripeteva continuamente. E Natuzza divenne la più straordinaria ed enigmatica testimone della “vita oltre la vita”.

Natuzza-lultima-fotografiaUna messaggera concreta tra il mondo fisico e l’aldilà. Migliaia di casi, controllati da esperti in ogni campo, dimostrarono sempre che ciò che accadeva attraverso Natuzza corrispondeva al vero. Nessun imbroglio, nessun inganno, nessuna illusione.

Il nuovo libro, che si intitola “Natuzza Evolo Una vita tra i miracoli”, porta la firma di Roberto Allegri, giornalista e scrittore.

In 25 anni di professione, Roberto Allegri ha pubblicato centinaia di articoli e una cinquantina di libri, che spaziano dagli argomenti del mondo della scienza a quello dello spettacolo, della cronaca, e anche al mondo religioso, dimostrando un intento narrativo rigoroso, che gli viene dagli studi universitari scientifici che lo hanno formato.

<<Da tempo volevo scrivere di Natuzza>>, dice Roberto Allegri in questa nostra intervista. <<Lo sentivo come il desiderio di parlare di una persona di famiglia. Infatti, sono cresciuto sentendo parlare di lei da mio padre che l’aveva conosciuta alla fine degli anni Settanta. Avevo allora dieci anni. Ricordo che sentivo mio padre raccontare a mia madre di questa signora calabrese che vedeva i defunti, che dialogava con l’angelo custode, che parlava veloce in dialetto e che a volte perciò era difficile comprenderla. Ma che aveva uno sguardo buono e dolcissimo. Mio padre l’aveva incontrata per lavoro, per scrivere su di lei una serie di articoli e per lo stesso motivo poi l’aveva incontrata di nuovo anche nel 1988 e nel 1995. In quest’ultima occasione, ricordo che ero stato io a trascrivere l’intervista e mi pare ancora adesso di sentire la sua voce tremolante, emozionata ma precisa, così chiara e rigorosa su certi argomenti che le sue parole erano come incise nella pietra

Natuzza-con-il-marito-Pasquale.-Si-sposarono-il-14-agosto-1943.<<Il mio desiderio di scrivere di “mamma Natuzza” era rimasto in un angolo per parecchio tempo finchè la casa editrice Mimep Docete, gestita dalle suore polacche della Beata Maria Vergine di Loreto, mi ha proposto l’idea di un libro proprio su di lei. Non avendo però mai incontrato di persona Natuzza, non mi piaceva realizzare un lavoro puramente “storico”, riportando i fatti salienti della sua vita. Ne sarebbe risultato un libro anche interessante ma senza quella vena emozionale che cercavo.

<<Poi, un giorno, curiosando nell’archivio della vecchia casa, ho trovato gli appunti che mio padre aveva preso in occasione delle sue intervista con Natuzza. Era materiale ormai datato che mio padre aveva usato per articoli e libri ma che conservava ancora inalterata la freschezza di un incontro importante. Lì dentro, ho trovato gli spunti per il mio libro. Basandomi su quegli appunti infatti, ho potuto raccontare la storia di Natuzza arricchendola di particolari e sfumature inediti, come se io stesso fossi stato là, a Paravati, e avessi trascorso del tempo insieme a lei.

Quale sono le caratteristiche che più ti hanno impressionato dell’esperienza mistica di questa donna?

Natuzza-con-i-coniugi-Colloca-allingresso-della-casa-che-i-Colloca-hanno-donato-allAssociazione-sorta-nel-nome-di-Natuzza1<<Di Natuzza colpisce, all’inizio, la grandissima quantità di fenomeni inspiegabili che per tutta la vita l’hanno circondata. Oltre a quello che la caratterizzava, e cioè la capacità di vedere e dialogare coi defunti, come fossero persone in carne ed ossa, altri fenomeni fisici, controllabili da tutti e studiati dai medici. Fenomeni davvero ai limiti della fantascienza. In particolare le misteriose emografie, cioè disegni a soggetto religioso che si formavano spontaneamente su fazzoletti e indumenti che venivano a contatto con il sudore del corpo di Natuzza. Un fenomeno che si è verificato migliaia di volte nel corso della vita di Natuzza, sotto gli occhi stupiti delle persone che erano presenti. E oltre a questo, le stimmate: piaghe sanguinanti, che apparivano sul suo corpo nei giorni della Passione. Piaghe a forma di simboli religiosi, immagini sacre, frasi bibliche, sul tipo delle emografie che si formavano sui fazzoletti. Fenomeno che fu visto e studiato da vari medici, e che scompariva al termine della Settimana Santa, ma che è molto documentato da fotografie.

<<A una prima conoscenza, quindi, Natuzza Evolo incuriosisce, desta meraviglia, anche incredulità. Ma approfondendo la conoscenza della sua storia, si scopre la bellezza del suo messaggio. La domenica a Messa, nel Credo, recitiamo: “aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Ci basiamo con convinzione su quanto ha detto Gesù che ha promesso “nuovi cieli e nuova terra” ma ugualmente ci poniamo domande che derivano dall’umana richiesta di certezze: come sarà la vita che verrà? Come saremo? Che aspetto avremo? Potremo avere contatti con il mondo terreno, con i cari che lasceremo in questa vita? Natuzza rispondeva a queste domande ogni giorno proprio attraverso i contatti che poteva avere coi defunti. Testimoniava il fatto che dopo la morte esiste davvero una realtà diversa, eterna, bellissima, fatta di una compenetrazione assoluta con Dio. E se la Chiesa, che per quarant’anni è stata diffidente nei confronti di Natuzza, ha deciso ora di aprire il processo per la sua beatificazione (iniziato il 6 aprile 2019), vuol dire che ha preso in seria considerazione la sua testimonianza. Una testimonianza che racconta della presenza concreta dell’aldilà. Di una dimensione cioè non relegata nel futuro ma di una realtà che, in modo misterioso, compenetra la vita di tutti, ogni giorno. Per i credenti è ribadire l’incanto della Comunione dei Santi. E per chi non ha il dono della fede, significa avvicinarsi all’aspetto nascosto e misterioso della vita, inspiegabile ma non per questo meno affascinante>>.

Natuzza-Evolo-a-20-anni-al-tempo-del-suo-matrimonioTi sembra che Natuzza sia un personaggio fuori del tempo, o dentro il nostro tempo, con una testimonianza di vita particolare, ma molto forte?

<<E’ sbagliato pensare che appartenga al nostro tempo solo ciò che ha a che fare con la tecnologia, il progresso, i computer, le risposte della scienza. In quest’ottica, la vita di Natuzza appare lontana nel passato, addirittura di un’altra era. Ma a “fare il tempo”, a costituire il presente in cui viviamo è ciò che rappresenta la vera ossatura delle persone e cioè i valori, le idee, i sogni, la cura con cui si attraversa la vita non chiudendo gli occhi di fronte agli altri ma occupandosi con amore del prossimo. Non si scappa: tutto questo non ha coordinate temporali e vale sempre, ieri come oggi. <<Natuzza era madre di cinque figli, moglie devota, educatrice dolcissima. Eppure anche dedita instancabilmente ai bisogni altrui. E’ stato calcolato che, negli anni, Natuzza deve aver incontrato milioni di persone, accogliendole nella sua modesta casetta di Paravati, ascoltandole, confortandole, portando loro l’amore di Gesù. Bontà, fedeltà, amore per la famiglia e per il prossimo: mai come oggi queste sono qualità attuali perché necessarie, importanti perché in grado di raddrizzare le storture che della nostra società. Virtù così importanti che vengono sistematicamente ridicolizzate se non combattute.

<<Natuzza ha spiegato, con la sua quotidianità, come si dovrebbe vivere, come si dovrebbe intendere l’esistenza di ciascuno e anche l’esistenza misteriosa invisibile che ci accompagna. L’esempio dei santi, insomma. Esempio che è sempre attuale e vivo>>.

Una-delle-migliaia-di-emografie-che-si-formavano-su-fazzoletti-che-venivano-a-contatto-con-il-corpo-di-Natuzza.Che tipo di messaggio spirituale può dare Natuzza al mondo d’oggi?

<<Tutta la vita di Natuzza è stata un messaggio. Ogni suo aspetto, ogni aspetto dei suoi carismi, aveva un preciso significato e un rimando alle Verità della Fede. Natuzza vedeva e dialogava coi defunti e in questo c’è uno straordinario messaggio di bellezza e speranza: l’affetto non finisce con la separazione dovuta alla morte. Le famiglie restano unite anche se alcuni loro membri diventano invisibili ma non per questo assenti.

<<Le tremende e misteriose sofferenze che la affliggevano durante la Quaresima e soprattutto nella Settimana Santa, evidenziavano la sua profonda unione a Cristo ma anche ricordavano alla gente che la sofferenza non è mai inutile e che, se offerta a Dio, si tramuta in Bene.

<<Tutto questo si condensa in un messaggio spirituale importantissimo: l’uomo non è mai solo. In ogni momento, ogni suo respiro è accompagnato, ogni suo dolore ha un perché, ogni gioia si riflette in Cielo e riverbera per illuminare gli altri. Si tratta solamente di affidarsi, lasciarsi andare e avere fiducia.

<<E anche la incredibile quantità di emografie che si verificavano sui fazzoletti e e sulle vesti che venivano a contatto con il suo sudore hanno un loro significato. Quello che desta meraviglia e curiosità e richiama le persona alle realtà impossibili ma vere che circondano continuamente le nostra vita terrena. E le piaghe sanguinanti della Settimana Santa che martoriavano il corpo di Natuzza erano il segno vivo della sofferenza di Cristo, che si ripeteva nella vita di questa persona che viveva in stretta comunione con Lui>>.

Tony Assante – Direttore de IL FAUSTINO

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