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Parole da un 'viaggio di concretezza'

Alcuni ragazzi del liceo scientifico raccontano la loro esperienza al Lourdes

Tredici ragazzi spoletini, con semplicità e voglia di speranza, hanno vissuto un’indimenticabile esperienza di pellegrinaggio a Lourdes con l’Unitalsi, nel 150° anniversario delle apparizioni. Debora Berardi, Laura Ceccarelli, Benedetta Costantini, Paride Fabiani, Stefano Tommassini,

Federica Leoni, Caterina Amici, Antonio Mercurio, Alessandro Mariani e Laura Mazzoli del Liceo Scientifico “A. Volta” di Spoleto, dal 29 settembre al 5 ottobre scorso, hanno svolto il loro servizio accanto ai più deboli, ai malati.

Con loro c’erano altri tre giovani, diplomati lo scorso mese di giugno, e due docenti: Giulia Fiorani di filosofia e don Edoardo Rossi di religione. Il Liceo “Volta” di Spoleto è l’unica scuola italiana che organizza, in strettissimo contatto con l’Unitalsi, pellegrinaggi per ragazzi a Lourdes e Loreto. Da sottolineare come gli studenti spoletini erano riconoscibilissimi da tutti all’interno del santuario. Indossavano una maglietta blue con su scritto: “Liceo Scientifico Spoleto – Unitalsi”. Per sensibilizzare altri loro coetanei, alcuni di loro hanno raccontato questo ‘viaggio della concretezza’ fatto a Lourdes.
Con il malato un contatto costante. Debora ha svolto il suo servizio in ospedale. Frequenta l’ultimo anno delle superiori ed era già andata a Lourdes altre volte. «In ospedale, racconta, hai un contatto diretto con il malato; vivi la sua quotidianità, i suoi problemi, da quelli più banali a quelli seri.

Ci si metteva semplicemente al loro fianco, parlavamo con loro, davamo loro un conforto, li facevamo sentire a casa, nonostante fossero lontani migliaia di chilometri da casa. Sono rimasta in contatto con loro: ci sentiamo spesso al telefono. Mi sono trovata con persone che vivono una situazione di sofferenza per degli errori altrui, eppure hanno perdonato. La loro fede, la loro testimonianza, nonostante il dolore e la sofferenza, ti colpiscono molto. Ripartirei per Lourdes anche domani; è l’esperienza più bella che abbia mai fatto».
A Lourdes non si è mai soli. Laura C. alla sua prima esperienza di servizio a Lourdes. «Da come viene descritto, mi aspettavo di trovare un santuario molto più grande. Comunque, al di là di questo aspetto, a Lourdes si vivono dei sentimenti molti forti e profondi. Ricordo che una sera stavo accompagnando i malati alla messa. Faceva molto freddo. Ho conosciuto un signore di circa 38 anni che mi ha detto: ‘ma non hai freddo’. Mi ha offerto una felpa e un caffé. In un altro momento dovevo portare una signora abbastanza pesante con la carrozzina. Mi sono detta: ed ora come faccio. Ho chiesto aiuto ad un signore, che subito mi è venuto incontro. A Lourdes non sei mai solo. C’è subito qualcuno pronto ad aiutarti. Ogni problema, piccolo o grande che sia, si risolve immediatamente».
Il tempo sembra non scorrere. Anche Benedetta è andata per la prima volta nel santuario mariano. «Appena arrivi hai la sensazione di essere in un mondo nuovo. Non hai la percezione del tempo materiale; pensi solo di metterti al servizio degli altri. Uno dei momenti più belli è stato dinanzi alla grotta. Mi sono emozionata nel sentire persone molto malate dire: ‘io non sono qui per chiedere una grazia, perchè molti altri si trovano in condizioni peggiori delle mie’».
Alla ricerca del bene. Paride racconta di aver incontrato delle persone con storie di malattia da far paura, difficili anche da immaginare. «Percepisci che molti malati ti vogliono acconto, desiderano parlare, cercano un po’ di bene. Il momento più toccante è stato quando abbiamo accompagnato i malati sotto la grotta».
La forza della preghiera. Stefano Tommassini parla di Lourdes come di un luogo favoloso in cui ti senti purificato e libero. «Lì conosci il male e come si sviluppa sulle persone. Uno dei momenti più belli è quando abbiamo ricevuto l’indulgenza plenaria: mi sono sentito libero, sia con la mente che con il cuore. E’ un’esperienza da rifare, la consiglio ai miei coetanei. Ogni volta che penso a Lourdes mi viene in mente il rapporto con i malati, con le loro storie tragiche, con la loro voglia di speranza. Mi viene anche in mente la splendida facciata della chiesa: sembra un posto da fiabe».

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