L’ultimo addio di Giovanni Paolo II

Erano le 21.37 di sabato 2 aprile 2005. Giovanni Paolo II, dopo 72 ore di agonia, esalò il suo ultimo respiro.

Piazza San Pietro era gremita di fedeli, accorsi da ogni parte. Settantamila, secondo le cronache di quei giorni. La folla era andata via via ingrossandosi a partire da giovedì sera, quando le condizioni del Papa erano state dichiarate gravissime. Era una folla in gran parte costituita da romani, ma anche da pellegrini giunti da lontano.

Molti i giovani. Soprattutto i Papaboys, i giovani del movimento che si era formato intorno a Papa Wojtyla fin dagli anni Ottanta e che seguiva il Pontefice ovunque. Erano i ragazzi per i quali il Papa aveva inventato le GMG, “Giornate mondiali della gioventù”. Giovani che egli amava chiamare “Sentinelle del mattino”, ai quali aveva affidato le sorti dell’avvenire, e che a ogni appello del Pontefice accorrevano numerosi come sciami di cavallette.

Saputo che Giovanni Paolo II stava male, i Papaboys si erano mobilitati, erano partiti con i sacchi a pelo, le chitarre ed erano giunti in piazza San Pietro trasformandola in un vivace campeggio.

La loro presenza nella grande piazza era iniziata fin da giovedì 31 marzo, da quando cioè le notizie sulla salute del Pontefice erano diventate allarmanti. Con il passare delle’ ore, il numero era aumentato e alla sera del sabato costituivano una gran parte della folla presente.

I Papaboys erano radunati a gruppi sotto le finestre del Palazzo apostolico. Pregavano, cantavano e ogni tanto chiamavano a gran voce il Papa, per fargli sentire la loro presenza. Gridavano “Giovanni Paolo” e poi battevano quattro volte le mani e poi ancora “Giovanni Paolo” seguito da colpi di mano. Cori da stadio: ricordavano quelli felici dei vari raduni oceanici delle “Giornate Mondiali della Gioventù”, quando i ragazzi gridavano in rima: “Johan Paul we love you” (Giovanni Paolo, noi ti vogliamo bene) e lui rispondeva: “Johan Paul he loves you” (E lui a voler bene a voi).

Ma quella sera, sotto le finestre di un Pontefice in agonia, i cori sembravano fuori po¬sto. Qualcuno aveva anche protestato. Erano intervenuti gli addetti alla Sicurezza. Poi era arrivata un’informazione del portavoce del Vaticano, Joaquín Navarro-Valls, il quale aveva detto che il Papa sentiva le voci dei giovani e, tra indicibili difficoltà, era riuscito a formulare, a più riprese, una frase diretta a loro: “Vi ho cercato, adesso siete venuti da me e per questo vi ringrazio”. Quella frase aveva stroncato ogni protesta.

I Papaboys, commossi per quelle parole, avevano continuato i loro canti e le loro grida di richiamo con maggior amore. Grida che, con il passare delle ore, sembravano disperati scongiuri contro l’inevitabile che si avvicinava.

Verso le 21.15 era iniziata in piazza San Pietro la recita di un Rosario per Giovanni Paolo II, guidata dal cardinale Edmund Szoka, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, uno dei prelati presenti. A un certo momento, qualcuno si accorse che nell’appartamento papale si erano, all’improvviso, accese troppe luci. In quelle stanze era accaduto qualche cosa. “È morto il Papa.” La frase percorse la folla come un brivido. Veniva ripetuta, sussurrata, gridata, e molti occhi si riempirono di lacrime.

I canti e le grida dei Papaboys tacquero all’improvviso. La piazza fu invasa da un silenzio pesante, quasi irreale. Si udivano sommessi sospiri, qualche singhiozzo, e si vedevano volti contratti, rigati dalle lacrime.

Una ventina di minuti più tardi arrivò lo scarno comunicato ufficiale del portavoce del Vaticano: “Il Santo Padre è deceduto questa sera alle 21.37 nel suo appartamento privato. Leonardo Sandri, sostituto della segreteria di Stato, si rivolse con voce commossa alla folla. Aveva accanto il cardinale Angelo Sodano. Le sue parole furono accolte da un lungo applauso e nuovamente da un fiume di lacrime. Nessuno si vergognava di piangere. Molti guardavano la finestra illuminata al terzo piano del Palazzo apostolico. Poi cominciarono a suonare le campane di San Pietro, seguite da quelle di tutte le chiese di Roma.

Renzo Allegri

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.