#Sindone – Una festa ingiustamente dimenticata

Venne proclamata da Papa Giulio II nel 1506, con la Bolla Pontificia “Salubria vota”. Non fu mai cancellata, ma molto trascurata.

Ieri, 4 maggio, festa della Sindone. Una festa liturgica istituita 515 anni da Papa Giulio II. Accompagnata dalla bolla pontificia “Salubria vota”, in cui il Papa afferma solennemente: «Noi crediamo degna e doverosa cosa che questa Sindone in cui fu involto nel sepolcro nostro Signore Gesù Cristo, nella quale appaiono manifeste le orme del Cristo fattosi uomo, comprendendo in sé la divinità, e nella quale si vedono i segni del suo vero sangue, debbasi venerare e adorare>>.

Si tratta di una ricorrenza religiosa poco conosciuta anche dai cattolici, ma mai cancellata e mai dimenticata. E’ di straordinaria importanza se si ritiene che quel lenzuolo fu a contatto diretto con il corpo di Cristo morto. Avvolse il corpo del Figlio di Dio, morto in croce, dopo essere stato terribilmente torturato. Si macchiò del sangue che copriva quelle ferite vive. Rimase a contatto con quel corpo per molte ore. Ed è’ l’unico oggetto che potrebbe aver trattenuto nella sua tessitura particelle del corpo fisico di Cristo.

Gesù morì nel pomeriggio di un venerdì. Al tramonto, iniziava la vigilia del sabato, festa religiosa ebraica e, secondo le regole della religione ebraica, dal tramonto di venerdì a tutto il sabato gli ebrei non potevano fare alcun lavoro. Quindi, nel pomeriggio di quel venerdì le persone legate a Gesù che avevano assistito alla sua morte, avevano poco tempo per dare sepoltura al corpo del maestro. Grazie all’intervento di un signore ricco e politicamente influente, Giuseppe di Arimatea, ottennero il permesso dalle autorità romane di togliere quel corpo dalla croce e di poterlo seppellire. Non c’era tempo per la rituale cerimonia funebre che era lunga e complessa. Giuseppe di Arimatea regalò alla donne seguaci di Gesù un grande lenzuolo di lino per avvolgere il cadavere. Esse spalmarono frettolosamente alcuni aromi sul corpo martoriato di Gesù che fu subito deposto nella tomba scavata nella pietra, anch’essa prestata da Giuseppe di Arimatea. Quelle donne pensavano di tornare il giorno dopo il sabato per compiere la cerimonia della sepoltura in modo completo.

La mattina dopo il sabato, all’alba, le donne accorsero al sepolcro. Trovarono che la pietra che lo chiudeva era stata rimossa.

Entrarono nella grotta e videro, come si legge nel Vangelo, <<un giovane vestito di una veste bianca che disse loro: “Voi cercate Gesù di Nazareth, il crocifisso. È risorto: non è qui”>>.

Si spaventarono, corsero ad avvertire i discepoli. Pietro e Giovanni andarono subito al sepolcro e constatarono che era veramente vuoto. In un angolo, videro il lenzuolo in cui il corpo era stato avvolto, che era piegato con cura.

Quel lenzuolo venne portato alla madre di Gesù. Aveva avvolto il corpo morto di suo figlio. Conservava i segni del sangue, delle ferite, del martirio. Per Maria era un oggetto preziosissimo e lo tenne gelosamente sempre con sé.

Dopo che Maria se ne era andata in cielo, quel lenzuolo venne conservato con grande venerazione dai primi cristiani. Durante il periodo delle catacombe fu tenuto nascosto per paura che venisse distrutto. Ma poi divenne pubblico ed esposto alla venerazione.

Su quel lenzuolo c’era una misteriosa immagine di un uomo morto: un uomo alto, barbuto, con i capelli lunghi.

Lungo il corso dei secoli sono innumerevoli le testimonianze di persone celebri che videro quel lenzuolo e intrapresero lunghi viaggi per andare a venerarlo. Ci furono anche esposizioni pubbliche con manifestazioni popolari di massa. La Sindone era richiesta ovunque e venne trasferita in vari luoghi. Ebbe anche peripezie pericolose. Sembrava che misteriose forze del male volessero distruggerla. E gli attentati furono parecchi. Scomparve per un lungo periodo di tempo. Nel 1353 apparve a Lirey, in Francia. Fu poi comperata dalla casa Savoia, portata nella loro residenza e infine a Torino dove ancora si trova.

La Scienza cominciò a interessarsi della Sindone dopo il 1898, quando il Lenzuolo venne fotografato per la prima volta. Durante lo sviluppo della lastra fotografica, si verificò un fatto inspiegabile: sul “negativo”, apparve la figura “in positivo” di un uomo. Quel soggetto aveva capovolto tutte le leggi che governano un procedimento fotografico. Si scoprì così che le impronte della Sindone hanno tutti i caratteri di una immagine negativa, e che il negativo fotografico diventa perciò un’immagine positiva. Una caratteristica unica ed inspiegabile.

Il fatto destò un’enorme scalpore. Gli scienziati cominciarono a indagare. Da allora la Sindone è stata sottoposta ad ogni genere di esame scientifico: chimico, radiografico, fotografico, medico legale eccetera. Come si sia formata quella immagine resta un mistero. Non si tratta di una pittura, non è un disegno, non è neppure un’immagine ottenuta con l’impressione a fuoco. Se guardata da vicino, quasi non si vede. Da lontano, invece, si vede benissimo. Un pittore, quindi, non può aver dipinto ciò che lui stesso non poteva vedere mentre lavorava. Inoltre, non ci sono tracce di pigmenti coloranti. Invece sono state trovate su di essa tracce di sangue umano, del tipo AB.

L’elaborazione al computer ha mostrato che essa ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie.

Renzo Allegri

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